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Il Grand Tour è un fenomeno culturale tipicamente settecentesco.
Con l'espressione si é soliti definire il viaggio di istruzione e di formazione, ma anche di divertimento e di svago, e perché no di avventura, che le élites europee, e americane poi, intraprendono attraverso l'Europa.
Protagonisti indiscussi del Grand Tour sono i giovani che hanno appena concluso gli studi. Con il viaggio, la loro educazione libresca si completa e si perfeziona: le solide categorie apprese nelle università si fanno più duttili, si arricchiscono dell'uso di mondo, si aprono alla moda, al gusto e alla competenza estetica, si completano con la conoscenza comparata degli uomini e delle nazioni.
Ma a viaggiare sono anche diplomatici, filosofi, collezionisti, amatori d'arte, romanzieri, poeti, artisti. Meta privilegiata é l'Italia, culla della civiltà e dell'arte.
Da questa particolare esperienza di viaggio sono nati veri e propri capolavori, ma anche innumerevoli epistolari, diari, relazioni, reportages, tutti piacevolissimi da leggere.
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Norman Douglas nasce a Thüringen nel 1868.
Innamorato del Sud d¹Italia, lo percorse in lungo e in largo e gli dedicò
alcuni libri famosissimi: Siren Land (1911), South Wind (1917) e Old
Calabria (1915), quest'ultimo il migliore di tutti.
Il corteggiamento di Douglas al Mezzogiorno cominciò presto.
Nel 1888 visitò il Bel Paese per la prima volta e questo viaggio fu per lui,
come lo era stato per altri nordici, una resurrezione fisica e morale.
Nel 1896 comprò una villa a Napoli, alla Gaiola, sulla punta di Posillipo, e
la chiamò Villa Maya. Diplomatico in eterno congedo, senza una gran voglia
di riprendere servizio a San Pietroburgo, abitò lì fino al 1904 quando,
divorziato e impoverito, si trasferì a Capri, a Villa Daphne.
Nel 1907 visitò la Calabria per la prima volta. Vi ritornò nel 1911 e poi
ancora nel 1937.
Della Calabria Douglas amava la natura selvaggia, i mari cristallini, le
popolazioni fiere e il sovrapporsi di tracce e memorie storiche. Curioso di
tutto, audace, astuto, resistente al disagio, poliglotta, sessualmente
eccentrico, osservatore di costumi e riformatore della politica,
interclassista e conservatore, democratico e alla mano nel tratto, ma grande
gentiluomo, simpatetico ma non sentimentale, Douglas rappresenta
un¹esperienza umana e una lettura rinfrancanti, istruttive e divertenti; e
soprattutto così acute da essere in anticipo sui nostri tempi e sulle nostre
idee. Muore a Capri nel 1952.
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Douglas scrive Old Calabria nel 1915, di ritorno dal suo secondo viaggio nella regione, tra una piccola stanzetta alla periferia di Londra e la mitica sala di lettura del British Museum.
Old Calabria non è solo un gran libro di viaggio ma anche un’aggiornata e utile “enciclopedia” sulla realtà calabrese, un eccellente strumento di divulgazione della Calabria. L’elenco delle curiosità
e degli interessi dell'autore é impressionante. Tutto quello che l’occhio riesce a scorgere, subito lo riguarda: Douglas non è mai indifferente o distratto.
Lo interessano le chiese, che lo entusiasmano a patto che siano austere e antichissime, i ruderi di monasteri, le celebrazioni liturgiche albanesi, la religiosità e la superstizione. Ma anche la vita
profana e civile, i volti della gente comune, le posture di solitari pastori, le scritte sui muri, le ingenue pubblicità paesane, i murales di protesta, il culto della pulizia.
Il controllato lirismo di Douglas si scioglie e prorompe, però, in presenza del paesaggio calabro al punto che quando ci trasporta in Sila e ci fa accampare sotto il pino laricio, noi lettori quasi rabbrividiamo per il brusco passaggio dalla luce all’ombra e dalla canicola al refrigerio.
Unanimamente considerata l'opera migliore di Douglas, Old Calabria è stato tradotto in tutte le lingue conosciute dell'epoca.
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